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Sono stata nomade finché non ho trovato casa

ho trovato casa

Ho cambiato città per cercare la mia identità, ho cambiato casa – 18 volte – per trovare il mio spazio, ho messo tutto in una valigia pensando che tutto quello che stava in una valigia potesse bastarmi. Ma mi sbagliavo. Avevo lasciato indietro la tazzina di caffè, col profilo oro, l’unica superstite del servizio della nonna, il maglioncino in cachemire rosa che mi aveva regalato mia mamma prima di partire – così stai calda -, i biglietti di auguri di papà, le foto di NY, la poltroncina bianca a righe verdi della zia, il settimino, le renne – tante -, lo scrittoio macchiato di cera…

E per 18 volte ho imballato e ricominciato, a volte lasciando indietro, a volte portando con me, dando nuova vita.

E poi sono entrata nell’abitazione n. 19, già fatta, già abitata. E dopo qualche giorno dal trasloco, questo ometto biondo, al mio rientro, prende il mazzo di chiavi e mi dice: tieni queste sono le chiavi di casa nostra… anzi queste sono le chiavi di casa tua!

Sono stata nomade finché non ho trovato casa.

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